LA MIA FILOSOFIA
"Temo di dover cominciare con una protesta.
Io non appartengo alla cerchia dei filosofi.
La mia professione (Beruf), per parlare in generale, è la teoria politica.
Non mi sento in alcun modo una filosofa, e non credo
nemmeno di essere stata accettata nella cerchia dei filosofi..."
(Hannah Arendt, La lingua materna)
Cito Hannah Arendt perchè è la filosofa e la scrittrice de '900 che più ha difeso il concetto di "pluralismo" in ambito politico e sociale. Grazie al pluralismo si sviluppano il potenziale per la libertà politica e l'uguaglianza tra le persone. Fil rouge della sua filosofia è la moderna, quanto contemporanea, prospettiva di inclusione dell'altro, ovvero di ciò che ci è estraneo, che è diverso da noi. Mi piace Arendt perchè propone una antropologia drammatica (da dramma = azione) grazie alla quale per capire l'uomo e conoscere le sue dimensioni fondamentali dobbiamo coglierlo in azione, nello spazio comune, mentre agisce nello spazio collettivo, insieme agli altri. Il mondo non è dell'uomo ma degli uomini. Allora la filosofia non si esprime nella riflessione al chiuso delle proprie stanze ma nell'analisi della relazione, nell'indagare l’uomo in rapporto all'altro nello spazio di convivenza e di collaborazione che porta alla costruzione del bene comune.
Questa è la filosofia che amo, quella che mette in rapporto l'uomo e la realtà collettiva. E' il pensiero che conosce e indaga le dinamiche del vivere insieme, della pluralità. Quella pluralità che è possibile solo dove c’è uno spazio di azione e di discorso, creato tra uomini che agiscono e parlano gli uni con gli altri. Questo nuovo con-essere crea un intreccio non meno reale del mondo delle cose. L’azione e il discorso sono il luogo privilegiato per cercare una comprensione. Quando gli uomini smettono di essere-con e si pongono “contro”, la comunicazione finisce per avere una connotazione ideologica, che non lascia spazio al confronto, allo scambio. L'assenza di parola lascia spazio solo alla violenza.
Perché il potere non degeneri in violenza, e continui ad esercitare la sua azione politica come espressione di un’autorità ‘a misura’, occorre avvalersi della Legge, ossia di un insieme di strumenti, prima fra tutti la Costituzione, che consentono di tenere sotto controllo l’operato di colui che è stato designato ad essere il portavoce dell’autorità politica. Il concetto di Legge, ipotizzato dalla Arendt, non è quello di uno strumento prescrittivo sul come agire politicamente, ma quello limitativo al degenerare del potere in violenza e dell’autorità in dominio. Il rispetto delle norme è il contesto entro il quale gli uomini possono far vivere la democrazia e lasciar spazio all'azione discorsiva.
Il mio interesse è ad una filosofia che parli degli uomini e della loro capacità di stare in questo mondo e di caratterizzarlo. Una filosofia, quindi, che non si abbandoni a pure speculazioni ontologiche ma che guardi «fuori», in quel mondo dove gli uomini si muovono e si rendono autonomi e liberi proprio dal loro agire insieme.
Condividere un mondo comune e non un simulacro finalistico comune, sia esso il bene o la produttività, può significare insinuarsi nelle maglie di una società complessa, come quella attuale, e rovesciarne la logica. Quando la convivenza e l’interazione fra gli uomini non hanno da rispettare le tabelle di marcia e i ritmi produttivi ma solo le regole condivise del vivere insieme, è possibile, intravedere qualcosa di più vero.